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A-HA - Stay on these roads (Warner Bros. Records, 1988)
Se si chiede di associare il titolo di una canzone al gruppo degli “A-Ha”, la risposta che normalmente si ottiene è “Take on me”, famosissimo ed orecchiabilissimo successo del 1985.
Gli A-Ha sono la band norvegese che ha esportato più musica nel mondo. Composto da Morten Harket (voce e leader del gruppo), Paul Waaktaar (chitarra e cori) e Magne Furuholmen (tastiere, chitarra e cori), il trio scandinavo nasce nel 1983 e lascia la Norvegia per andare in Inghilterra in cerca del successo, infatti, proprio lì firmano un contratto discografico con la “Warner Bros. Records”. La major non si lascia sfuggire questi tre ragazzi dal look modaiolo, dal sound orecchiabile e determinati a sfondare nel mondo della musica Pop.
Nel 1988 esce il loro terzo album, Stay on these roads, con il quale la band, tramite un lieve cambiamento di immagine, tenta di proporre un Pop più maturo e ricercato. Però nonostante riescano nel loro intento, questo disco raccoglie un successo minore rispetto ai due lavori precedenti. Si tratta comunque di un album che ancora contiene delle hits, come la title-track, Stay on these roads, che rimane una gradevole ballata, o Touchy! e You are the one, che sono delle classiche Pop-song del periodo. Ma non mancano nemmeno brani originali come The blood that moves the body, dalle sonorità accattivanti con un'atmosfera vagamente lunatica e misteriosa; stesso stile anche per The living daylights, che unisce all'atmosfera carismatica una linea melodica particolarmente orecchiabile, non a caso questa è la hit più famosa dell'intero album. Restano poi pressoché sconosciute all'interno di questo disco altre canzoni ben scritte e confezionate, che rappresentano il Pop più raffinato e maturo di fine anni 80, come Out of blue comes green, There's never a forever thing e This alone is love.


ALISON MOYET - Alf (Columbia, 1984)
Alison Moyet, nata a Billericay, nell'Essex (Regno Unito), esordisce nel mondo Pop come “back vocalist” del duo synth Pop degli Yazoo, è sua infatti la voce nella bellissima ballata  – lenta e dalle fredde sonorità elettroniche –  intitolata Only you. Ma ecco che nel 1984 Alison si mette in proprio e pubblica il suo primo album, Alf. Un Long-Playing che diventa ben presto un successo, grazie anche a singoli accattivanti come Invisible e Love resurrection, hits dalla bellezza rimasta intatta nel tempo, grazie soprattutto alla voce calda ed emozionante di Alison che, da diva Soul, sa essere grintosa e al tempo stesso dolce e raffinata.


BACKSTREET BOYS - Backstreet's back (Virgin/Jive, 1997)
La boy band più famosa di fine anni 90 esordisce nel 1996 con l'album Backstreet Boys, e fin da subito i cinque ragazzi americani che la compongono, aiutati dal loro aspetto pulito e rassicurante che tanto piace alle ragazzine, mostrano in realtà doti vocali non comuni agli innumerevoli gruppi per adolescenti in circolazione all'epoca  – band che erano l'una clone dell'altra e realizzate, o meglio, fabbricate a tavolino dai discografici che univano alle facili melodie, dei ragazzi modaioli dal ventre piatto, dai pettorali possibilmente scolpiti e dalle movenze pseudosensuali – . Però, come dicevamo, i Backstreet Boys nel mucchio hanno fatto la differenza proprio dal punto di vista musicale, grazie ad una vena Soul e R&B che pervade le loro composizioni, apprezzate non soltanto dai teen agers.
Nel 1997 pubblicano il loro secondo album, Backstreet's Back con il quale raggiungono l'apice del successo e la consacrazione a divi del Pop. All'interno di questo disco, alle buone soluzioni vocali unite a piacevoli melodie come in As long as you love me e All I have to give, si alternano sonorità energiche e accattivanti decisamente in stile dance come in Everybody (Backstreet's back); il tutto senza perdere di vista l'alto standard qualitativo, pari a quello dei migliori gruppi di moderno R&B. Inoltre, c'è da aggiungere che in questo secondo CD i cinque giovani  – i quali insistono nel dichiarare che non sono solo dei vocalist, ma anche dei veri e propri musicisti e quindi che ognuno di loro sa suonare degli strumenti –  sono migliorati sensibilmente anche grazie alle esperienze live che hanno realizzato in giro per il mondo.


BOB MARLEY & THE WAILERS - Natty Dread (Island, 1974)
Lo storico nucleo dei Wailers si divide in cerca di successi solisti, dunque adesso la strada è spianata davanti a Bob, infatti, dalla sua penna escono brani fondamentali per la diffusione del Reggae nel mondo. Rispetto al sound che scorre nelle vie e negli studi improvvisati di Kingston, in questo disco c'è una maggiore pulizia e nitidezza, ma la produzione di Chris Blackwell  – patron della casa discografica Island –  è comunque molto attenta a non sciupare l'energia e la verità di cui Marley, con il suo carisma profetico e la grande sensibilità poetica, è messaggero.
Realizzato con il supporto vocale delle I-Threes, dove figura la moglie Rita, questo album  – una pietra miliare della musica –  offre una strepitosa serie di canzoni che dalla profonda Giamaica sono giunte al top delle classifiche di tutto il mondo. Basti pensare all'inarrivabile No woman, no cry e poi ancora a Them belly full, Rebel music, Talkin' blues, Revolution.


BRUCE SPRINGSTEEN - Born to run (Columbia, 1975)
Il terzo album di Bruce Springsteen è percorso in tutte le otto canzoni da un'incredibile energia, tanto che è destinato a rimanere il più formidabile segno di riconoscimento della storia sprinsteeniana; infatti, con le sonorità corpose nella fusione di chitarra elettrica, basso, batteria, piano e sax, regala un effetto euforizzante unanime: per il pubblico che lo premia nei maggiori mercati, per la critica, per gli stessi colleghi, convinti di aver trovato un battistrada da seguire.
Da Thunder road a Born to run, da Backstreets a Jungleland troviamo una sequenza di irresistibili classici del Rock; i quali fanno di questo disco un capolavoro senza tempo che non dimostra affatto i suoi trent'anni.


DAVID BOWIE - The rise and fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars (RCA, 1972 / EMI, 1999)
"L'ascesa e la caduta di Ziggy Polveredistelle", è questa, pressappoco, la traduzione del titolo dell'album che rappresenta uno dei momenti più alti del Glam-Rock, il quale fu un genere musicale molto teatrale dove la musica veniva presentata con il travestimento spesso coloratissimo; una corrente artistica eccessiva nel suo modo di presentarsi, parodistica e con un sottofondo ironico nei confronti del mondo dello spettacolo.
In questo disco David Bowie interpreta il suo alter ego Ziggy Stardust, impersonando quindi a suo modo, sotto forma di rockstar, il tema dell'alieno; infatti, il cuore di questo disco-manifesto del Glam anni 70 è una creatura aliena dall'indecifrabile DNA sessuale, della quale Bowie indossa i panni “glamour” e ne racconta la veloce ascesa e l'altrettanto rapida caduta. Così, con il Rock della sua band (gli Spiders from Mars) prendono vita canzoni dall'impatto dirompente, teatrali e umorali, che coniugano riffs chitarristici  – in Moonage daydream dalle sonorità anche progressive –  con agrodolci partiture sinfoniche. E si va dunque dalla celeberrima ballata spaziale Starman a Suffragette city con un susseguirsi di invenzioni sul filo del paradosso, ma ad emergere è soprattutto il Rock'n'Roll, che in chiave Blues arriva fino al momento in cui Ziggy si autoelimina in Rock'n'Roll Suicide. Mentre il testo più poetico e decadente dell'album è quello di Lady Stardust, ballata romantica, delicata e malinconica con protagoniste le note del pianoforte.


DIRE STRAITS - Making Movies (Vertigo, 1980)
Anche in questo terzo album, che ha venduto 7.650.000 copie e che fu registrato al Power Station Studios di New York, si presentano sonorità schiette, con una chitarra elettrica suonata con armonia e sensibilità, per un prodotto musicale semplice e pulito fatto unicamente di qualità artistica e poesia, lontano dal punk-rock in voga all'epoca. Con l'avvento dei videoclip e della musica per immagini ha buon gioco la narrazione fortemente evocativa dei Dire Straits, che attraverso ballate elettriche, ben dosate nei diversi elementi di un rock romantico, avvolgente e sontuoso, mettono in moto la fantasia di chi ascolta. Canzoni come Tunnel Of Love, Romeo and Juliet, Solid Rock hanno una struttura cinematografica naturale: respiro enfatico e grandi spazi, per le accelerazioni della fantasia.
Mark Knopfler (1949) si impone sempre più come leader del gruppo britannico.


DURAN DURAN - Notorious (Parlophone - EMI Records, 1986)
La band guidata da Simon Le Bon (1958), composta da cinque ragazzi, è nata a Birmingham agli inizi degli anni 80 e già nel 1982 raggiunge il successo e la popolarità con i brani Rio e Save a prayer.
I Duran Duran nel cuore degli anni 80 vengono etichettati con la definizione “new romantics”, visto che sfoggiano un look modaiolo e uno stile che fa larga presa sulle teen-ager, infatti, per loro in quegli anni le adolescenti vanno in delirio.
Inizialmente la loro musica vede al suo interno un Rock easy-listening mescolato alla New Wave, il tutto condito con significativi elementi Dance. Dopo anni di successi (con le canzoni: The reflex, Union of the snake, New moon on monday, The wild boys), nel 1986, dopo essersi sciolti e riformati come trio, i Duran Duran pubblicano il loro quinto album, Notorious, per la cui produzione si fanno aiutare dall'ex Chic Nile Rodgers. Il Funk più essenziale e tagliente che ne deriva, è accolto come un segno di maturità dalla critica e anche il pubblico apprezza questa nuova fatica dei loro idoli, decretando il successo dei brani Skin trade e Notorious.
Per i Duran Duran questo album rappresenta la fine del successo travolgente, infatti, con i dischi che seguiranno la loro popolarità andrà scemando rapidamente.


EAGLES - Hotel California (Asylum, 1976)
Joe Walsh, ex chitarrista dei James Gang, sostituisce il dimissionario Leadon, portando un soffio di Rock nel gruppo. Ecco dunque che il suono degli Eagles si fa più quadrato, incisivo e conduce a un trionfo commerciale, infatti questo album rappresenta uno dei massimi best-seller della storia musicale. Carezze e tepori sono contrappuntati da esaltanti progressioni elettriche, che si possono godere nel capolavoro che da il titolo al Long-Playing.


EUROPE - The Final Countdown (Epic, 1986)
Il gruppo Rock svedese degli Europe  – composto da Ian Haugland, Joey Tempest, John Leven, John Norum e Mic Michaeli –  si afferma, nel cuore degli anni 80, proprio grazie a questo disco; infatti, dopo due album pubblicati con etichette indipendenti, nel 1986 gli Europe approdano ad una major e questa volta fanno le cose decisamente in grande.
Prodotti da Kevin Elson realizzano una serie di brani destinati a diventare singoli di grande successo, dalla ballata romantica Carrie, oggi più che mai un classico, all'energica Rock the night, a Cherokee e alla title-track The final countdown, enorme successo dall'atmosfera apocalittica ispirata, dall'allora attuale rischio della guerra atomica tra USA e URSS, la quale appunto sarebbe iniziata con il temuto countdown finale per il lancio del missile nucleare. Il 45 giri di The final countdown balza al primo posto delle classifiche di ben diciotto Paesi, e anche il video diviene popolarissimo.
Questo album vende sei miolioni e mezzo di copie in tutto il mondo, di cui due milioni e mezzo solo negli Stati Uniti; un successo internazionale ottenuto grazie al Rock pomposo e ridondante di chitarre e tastiere, ma anche grazie agli assoli vocali del virtuoso Joey Tempest, cantante, chitarrista e leader del gruppo, nonché autore unico di tutti i brani del disco, eccezion fatta per Carrie, scritta da Tempest insieme al tastierista Mic Michaeli.


FLEETWOOD MAC - Tango in the night (Warner Bros. Records, 1987)
Gruppo britannico fondato a Londra nel 1967 dal batterista Mick Fleetwood (1947) insieme al altri tre musicisti, muove i suoi primi passi all'interno del movimento del British Blues. Agli esordi suona un robusto Rock-Blues registra musica con ritmi stacanovisti e ottiene successo anche negli Stati Uniti, là dove il genere musicale che predilige è nato e ha proliferato. Sul finire degli anni 60 al Blues si affianca la Psichedelia, seguono cambiamenti di formazione e agli inizi degli anni 70, la band, in totale via di metamorfosi, vede sfumare i fasti e i ruggiti dei primi anni di carriera e anche il suono prodotto cambia a favore di un Pop-Rock melodico.
Solo nel 1975 con il 33 giri Fleetwood Mac, dopo alcuni album e decine di canzoni senza sostanza, la band riesce a riordinare le idee e ad allestire una scaletta coerente al nuovo corso; tutto ciò avviene con altri cambiamenti nella formazione del gruppo, dove i nuovi arrivati, principalmente Lindsay Buckingham, confermano il radicamento nel suono Usa e il definitivo allontanamento dalle origini britanniche. Così facendo i Fleetwood Mac avviano un offensiva da giganti del Pop. Nel 1977 con l'album Rumours, uno dei dischi più venduti della storia (25 milioni di copie), la band esibisce una sequenza di ballate Soft-Rock orecchiabili, ma non stupide e confezionate con estrema precisione. Ancora successi, anche se in tono minore rispetto a Rumours, nel 1979 con il doppio LP Tusk e nel 1982 con l'album Mirage, all'interno del quale i Fleetwood, ben attenti a non deviare il loro stile oramai consolidato, propongono le solite abili ballate.
In seguito all'interno del gruppo si succedono convulse spinte centripete e desiderio di fuga di vari componenti verso la carriera solista, proprio per questo motivo bisognerà attendere cinque anni prima che i Mac tornino con un album di inediti. Infatti, nel 1987 pubblicano Tango in the night, un disco più che mai “easy-listening” con sonorità in puro stile Pop anni 80, ma con la raffinatezza che contraddistingue la band nelle ritmiche e nelle armonie vocali. Si tratta di un lavoro ben realizzato e di grande successo  – purtroppo nato quando oramai la band si era di fatto sciolta –  che contiene, tra le altre, due hits rimaste indelebili nella storia del Pop internazionale più raffinato, di qualità ed orecchiabile degli anni 80, sono: Little lies e Everywhere.


FUGEES - The Score (Columbia, 1996)
Il gruppo dei Fugees, costituito dai cugini Prakazrel “Pras” Michel e Wyclef Jean  – espatriati da Haiti nel New Jersey –  e dalla cantante Lauryn Hill  – voce straordinaria, intensa e duttile: sa essere forte e pungente ma anche soffice e vellutata –  , pubblica il suo primo album Blunted on reality nel 1994, dove le sonorità e lo stile vanno dagli echi caraibici e africani a una calda fusione tra l'etnica e il moderno Hip Hop.
Nel 1996 esce The score, il secondo ed ultimo album del trio, dove mantenendo le stesse caratteristiche espressive del disco precedente, i Fugees scalano le classifiche internazionali con un disco gradevolissimo che vende diciassette milioni di copie, e diventano il più acclamato e applaudito gruppo Hip Hop del momento. In questo CD, spiccano le grandiose cover di Killing me softly (Roberta Flack) e di No woman no cry (Bob Marley), nonché il brano inedito Ready or not.
Il successo però frantuma la coesione del trio, che di lì a poco si scioglie, infatti, i vari componenti iniziano a pensare ai propri progetti solisti. Il miglior risultato lo otterrà Lauryn Hill (1973) autoproducendosi nell'album The miseducation of Lauryn Hill che, pubblicato nel 1998 vende ben dodici milioni di copie e si avvale anche dei contributi di Carlos Santana e Mary J. Blige.


LISA STANSFIELD - Real love (BMG, Arista 1991)
Cantante e autrice inglese nata nel 1965, Lisa Stansfield ha una vera predisposizione per la musica Soul con la sua voce calda e suadente. Dopo aver scalato, nel 1989, i vertici delle classifiche europee con il suo primo album “Affection” grazie alla forza dei singoli This is the right time e All around the world, due anni dopo pubblica il suo secondo lavoro. Un disco che presenta ben tredici gradevoli brani che ribadiscono l'inclinazione della Stansfield per un Pop elegante e radiofonico, fatto di ballate Soul-Dance melodiche e ritmate, e di qualche mid-tempo dai toni più Funky. Si nota come gli arrangiamenti, degli archi in particolare, siano influenzati dallo stile della Disco-Music anni 70 di Barry White, uno stile che caratterizza tutta la produzione della brava Lisa.
Nel complesso però, seppur graziose, le canzoni di Real love non hanno la capacità di imprimere in maniera immediata una melodia nella memoria, fatta eccezione per Change, che ebbe un buon successo radiofonico.
Senz'altro si tratta di un album da ascoltare per intero più volte, dal quale lasciarsi pian piano conquistare e affascinare. Il risultato è garantito.


MADONNA - Like A Virgin (Sire/Warner Bros, 1984)
In quel periodo ideale reginetta della scena dance, Madonna è abilissima nell'imporsi anche fuori dalle cronache musicali. Arguta produzione di Nile Rodgers e canzonette su misura da Material Girl a Like A Virgin.


MADONNA - True blue (Sire/Warner Bros, 1986)
Senza nulla togliere ai due album Pop-Dance che hanno preceduto questo terzo lavoro di Veronica Louise Ciccone (1958), bisogna comunque ammettere che True blue è indiscutibilmente il primo grande LP di Madonna, nel quale propone testi più maturi e il suo personaggio non rappresenta più l'immagine della tipica teen-ager degli anni 80, bensì quella di una donna, che oramai è anche una diva, controversa.
I brani di maggior successo estratti da questo album sono subito diventati veri e propri simboli del Pop internazionale “targato” anni 80, da Papa don't preach  – canzone incentrata sul tema delle gravidanze indesiderate nell'adolescenza e sul rifiuto all'aborto –  alle pop-song True blue e Open your heart, fino alla stupefacente Live to tell  – ballata che tratta il tema dell'abuso di minori, in cui una donna vissuta parla a sua figlia –  con questa canzone Madonna scopre artisticamente, per la prima volta, la sua vocalità sulle note più basse, presentando una voce calda, avvolgente e carismatica.
Ma questo 33 giri include anche Where's the party, brano orecchiabile “dancereccio” che ricorda la Pop-Dance dei suoi album di debutto, e La isla bonita, una hit di grande successo, tuttora apprezzabile, che a quel tempo passava per latina, anche se, sinceramente, di folklore musicale latino ne mostra ben poco, infatti, diciamo che le sonorità spagnoleggianti presenti in questa canzone sono retoriche e preconcette; questi però erano gli anni 80: un po' artificiosi, faciloni e superficiali.


MICHAEL JACKSON - Off The Wall (Epic, 1979)
Michael Jackson – nato nel 1958 a Gary nell'Indiana – vive fin da bambino nella società dello spettacolo. Infatti, si può dire che la crescita, non solo artistica, di Michael avviene sotto la luce dei riflettori, ed è contrassegnata da una notevole produzione discografica, sia con la band costituita con i fratelli – i Jackson 5 – sia come cantante solista. I primi album in proprio sono un collage spesso casuale, in cui l'incolpevole Michael propone canzonette di modesta fattura.
Anche il cinema attraversa la carriera dell'artista, con la partecipazione come attore, nel 1978, insieme a Diana Ross e Richard Pryor, nel remake del musical “The Wiz”. Un'occasione professionale che gli permette di incontrare anche il produttore Quincy Jones, con il quale inizierà una lunga e assai proficua collaborazione.
Nel 1979 Michael, prodotto proprio da Quincy Jones, pubblica il primo disco di successo come solista, Off The Wall, con il quale intraprende il percorso che negli anni 80 lo consacrerà come l'indiscussa star mondiale del Pop. Questo album, che riesce a mettere in risalto le sue qualità vocali, contiene un'alternanza di brani lenti e veloci che vanno dall' R'n'B al Funky, fino ad arrivare alla Disco-Music. I brani più rappresentativi di questo Long-Playing sono: Don't stop 'til you get enough, Rock with you, Girlfriend, It's the falling in love.


MICHAEL JACKSON - Thriller (Epic, 1982)
Un album di iperboli e di miracoli, come si conviene al ragazzo, il maggior fenomeno prodotto dall'industria dell'entertainment. Il produttore Quincy Jones compie il suo capolavoro di stratega e divulgatore, con nove canzoni limpide e probanti: Soul contemporaneo mescolato al Pop-Rock, affettando melodie e riff penetranti, che non si dimenticano facilmente. Non si bada a spese, con Paul McCartney che duetta in The Girl Is Mine, Eddie Van Halen e la sua chitarra in Beat It, e altri importanti session-men. Temi e atmosfere per tutti, da Wanna Be Startin' Somethin' a Thriller, da Billie Jean a Human Nature. Aiutato e promosso anche da ricchissime produzioni di videoclip, è di gran lunga l'album più venduto della storia, circa 50 milioni di copie. Non per niente è un capolavoro.


NO DOUBT - Tragic Kingdom (Interscope Records, 1995)
I No Doubt si sono formati all'inizio del 1987, ispirandosi dichiaratamente ai Madness. Ed è soltanto dopo alcune vicissitudini, il suicidio di un membro del gruppo e un tour per sopravvivere a questa tragedia, che la band (composta da quattro ragazzi e una ragazza alla voce) viene messa sotto contratto dalla Interscope. Pur rivolgendosi a un pubblico Ska, dimostrano di avere dalla loro un'attitudine Pop, un impronta che fa venire in mente la New Wave. Ma è soprattutto la presenza della “front girl” bionda, graziosa e appariscente Gwen Stefani, che aiuta la crescita della popolarità dei No Doubt nel mondo del Pop californiano e non. Il loro primo album, “No Doubt”, viene pubblicato nel 1992, mentre il secondo, Tragic Kingdom, arriva solo tre anni dopo e frutterà al gruppo successo e popolarità in tutto il mondo.
In Tragic Kingdom i punti di riferimento non sono cambiati, infatti, Punk, Ska-revival, New Wave e una spiccata attitudine Pop sono ancora parte della caleidoscopica trama sonora della band californiana. Nel frattempo però Gwen Stefani, biondissima e truccatissima è diventata la Madonna degli Ska americani. I brani di maggior successo estratti da questo CD sono Don't speak, carismatica e dalle sonorità Pop melodiche, e Just a girl dal contagioso Ska, i cui video per mesi vengono trasmessi in alta rotazione su MTV. Particolarmente eclatante è stato il successo di Don't speak, che nel 1996 e '97 ha trainato l'album tra i dischi stranieri più venduti in Italia.


PET SHOP BOYS - Please (EMI, 1986)
Col preciso intento di rendere danzabile e “yuppie” il Technopop, gli inglesi Neil Tennant (voce) e Chris Lowe (sintetizzatori) esordiscono con questo album che ha le sue migliori carte da giocare nelle ipnotiche West End Girls e Oppurtunities (Let's Make Lots of Money) e nell'elegia metropolitana di Suburbia. Sicuramente un album molto fruibile, la cui facile ascoltabilità non è però disgiunta da spunti estetico-decadenti tesi a rappresentare l'angoscia e gli orrori della vita metropolitana. Si ha infatti la netta sensazione di ascoltare un Synth-Pop  – tipicamente anni '80 –  più colto e attento a comunicare messaggi carichi di un vero spessore intellettuale, nati magari da una visione introspettiva del mondo circostante. Un disco che vede un'accattivante e brillante ritmica elettronica  – con arrangiamenti sontuosi a tratti dagli effetti quasi apocalittici –  unita a rassicuranti e delicate melodie, per un risultato dalle atmosfere quasi “noir” in sottofondo e dall'indubbio carisma.


QUEEN - The Works (EMI, 1984 / Digital Remasters: Parlophone - EMI, 1994)
Nel 1984, con l'album The Works, il tredicesimo della loro carriera, i Queen (Freddie Mercury: voce e pianoforte / Brian May: chitarra / John Deacon: basso elettrico / Roger Taylor: batteria e percussioni) riescono con successo ha realizzare un ponte per unire insieme l'Hard Rock che suonavano negli anni 70 con il Pop tipico degli anni 80. A trainare il long-playing fu senza dubbio Radio Ga Ga, una canzone che, nata da una geniale idea di Taylor, fu un vero e proprio successo mondiale tanto che il singolo salì al primo posto nelle classifiche di ben 19 paesi. Ma tra i classici presenti all'interno di questo disco non possiamo dimenticare nemmeno le sonorità dolci e al contempo energiche di It's a hard life, una canzone intrisa di positività che ha un inizio in stile operistico rifacendosi all'opera del 1892 "I Pagliacci" di Ruggiero Leoncavallo, le cui note sono appunto riprese dai Queen per l'intro del brano, sulla frase: "I don't want my freedom / There's no reason for living / With a broken heart". Rimane poi indelebile nel tempo anche il Pop sfarzoso di I want to braek free  – canzone che più tardi sarà usata come inno del movimento di democrazia in Brasile –  o l'Hard-Rock di Hammer to fall, che racconta della Guerra Fredda e del rischio nucleare. Un altro brano eccellente contenuto in questo disco è Keep passing the open windows  – per la verità sconosciuto ai più perché poco trasmesso allora dalle radio –  ha una melodia che si alterna tra momenti lenti  – dalle tonalità malinconiche –  ed altri invece veloci e ritmati, una canzone trascinante che è un inno alla vita, un incitamento alla forza di combattere le difficoltà che causano sconforto e depressione.
Dopo due anni di pausa dall'uscita del precedente album, Hot Space (1982), che ebbe scarso successo, periodo durante il quale Mercury, May e Taylor si erano addirittura dedicati a progetti individuali, ecco quindi che con un rinnovato spirito i Queen riescono a sfornare The Works: un piccolo grande album con il quale la band torna all'hard rock dei primi giorni della loro carriera  – con arrangiamenti ricchi, virtuosismi vocali e maestosi riff di chitarra e di basso –  riuscendo però anche ad accostarsi alle nuove sonorità Pop, entrando così a pieno titolo anche in quelli che furono gli anni '80.


RAF - Self control (CARRERE, 1984 / CGD, 1987)
Con l'etichetta francese Carrere e cantato interamente in inglese, nel 1984, prodotto da Giancarlo Bigazzi, Raf pubblica questo suo primo album in cui firma i testi e gli arrangiamenti, mentre le musiche sono realizzate da Steve Piccolo, un musicista dei Lounge Lizards.
Il singolo che da il titolo all'intero Long-Playing, Self control, è un brano eurodance che raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo, Stati Uniti compresi.
Da segnalare, all'interno di questo album, anche il gradevole pop melodico di Change your mind.


R.E.M. - Out Of Time (Warner Bros, 1991)
I R.E.M. sono un team perfetto, senza difetti, né cedimenti: e Stipe, Buck, Mills e Berry è come se avessero stretto un patto di sangue, tutti per uno, i R.E.M. per tutti. Out Of Time è una concessione, la prima, al business, con un ventaglio di soluzioni che portano l'album ai primi posti in tutto il mondo. L'intramontabile Losing My Religion e Shiny Happy People vestono i panni dell'immediatezza, della grande orecchiabilità, ma i meno radiofonici, più ricercati e introspettivi Low, Country Feedback, Half A World Away mettono in pace la coscienza dei più esigenti affezionati della prima ora.


SIMPLY RED - A new flame (Elektra, 1989)
Il gruppo Pop con tendenza al Soul dei Simply Red nasce nel 1984 a Manchester, formato dal cantante Mick "Red" Hucknall (1960), che già aveva fatto parte del gruppo di scuola Punk dei Frantic Elevators, e da tre ex membri dei Durutti Column.
Fin dal primo album, Picture book, pubblicato nel 1985, la band britannica confeziona in maniera perfetta un mix tra Soul e Rhythm and Blues che la porta al successo.
Nel 1989 esce il loro terzo album, A new flame, dove le reminiscenze di Black-Music e la vocalità sicura e suadente di Mick, danno vita ad un lavoro discografico originale e di grande qualità. Diciamo infatti che negli anni 80 i Simply Red propongono un R'n'B rinnovato, avvicinandolo alla Pop-Music di quel periodo, senza però confonderlo con essa. I brani più rappresentativi di questo LP sono: It's only love, A new flame e la cover di If you don't know me by now, brano del 1972 di Harold Melvin and the Blue Notes, una ballata romantica, raffinata e suggestiva, riproposta con grande successo da Mick e compagni.


SKUNK ANANSIE - Stoosh (One Little Indian Records Ltd - Virgin, 1996)
La cantante di colore Skin, bisex dichiarata e orgogliosa, nel 1995 quando esce il primo disco della band, definisce “Clit Rock” la musica del suo gruppo,ovvero una miscela di Hard Rock e rabbia femminista. Il loro primo album Paranoid And Sunburnt, registrato in una casa infestata, comprende canzoni intense e arrabbiate.
Nel 1996 gli Skunk Anansie pubblicano il loro secondo e penultimo lavoro discografico, Stoosh, che senza dubbio è uno dei migliori dischi Rock degli anni 90. In questo CD i loro testi parlano ancora una volta di razzismo vissuto in prima persona, religione e rapporti interpersonali, mentre la musica diventa qui metalleggiante ma più personale rispetto al disco precedente. E la voce, intensa e potentissima della carismatica Skin, leader indiscussa del gruppo, caratterizza e da spessore a tutto il resto. Nel disco troviamo, tra le altre, la canzone più celebre degli Skunk Anansie, Hedonism (Just Because You Feel Good), che, coinvolgente e trascinante grazie ad una bellissima melodia, specialmente nel ritornello, è tra le ballate Rock più belle del decennio scorso. Meno famosa ma ugualmente bella e sullo stesso genere, anche la suggestiva Brazen (Weep).
Nel 1999 esce il loro terzo ed ultimo album, Post Orgasmic Chill, ed è ancora un grande successo. Nel 2001 la band inglese capitanata da Skin e con Cass Lewis al basso, Mark Richardson alla batteria e Ace alla chitarra si scioglie, e la leader decide di intraprendere una promettente carriera solista, confermata dal successo dell'album Fleshwound uscito nel 2003.


SPANDAU BALLET - True (Chrysalis Records, 1983)
Il chitarrista e compositore Gary Kemp e suo fratello, il bassista Martin Kemp, formano la band nel 1979 insieme con il batterista John Keeble, il vocalist Tony Hadley e il chitarrista Steve Norman il quale, in seguito al cambiamento di direzione musicale della band che avviene nel 1983, passerà poi al sassofono. Il giovane gruppo inglese inizialmente si chiama “The Makers” ma dopo un viaggio a Berlino arriva il nuovo e definitivo nome, “Spandau Ballet”, ispirato da un graffito presente su un muro del carcere di Spandau.
Subito raccolgono i primi apprezzamenti nella loro città, Londra, dove diventano la “house band” del Blitz nightclub, un locale riconosciuto come la culla di un nuovo genere musicale che si sta affacciando sui nascenti anni '80, e che rappresenta anche uno stile  – un fenomeno di costume –  chiamato “New Romanticism”.
Nel 1980 la band firma un contratto discografico con la Chrysalis Records e pubblica il suo primo 45 giri intitolato To Cut A Long Story Short, che ottiene un buon successo nel Regno Unito. Seguono poi, nel 1981, altri due singoli: The Freeze  – in stile Funky –  e Musclebound. Nel frattempo esce il loro primo Long-Playing intitolato “Journeys to Glory”, che entra all'istante nella classifica inglese raggiungendo la settima posizione e dove resterà per oltre due mesi, un album con brani, come quelli citati sopra, dal ritmo trascinante in cui troviamo un grande uso del sintetizzatore.
In seguito esce il loro secondo LP, “Diamond”, un disco realizzato con una certa superficialità e che non creò grandi entusiasmi nonostante il successo del brano Chant No. 1.
Fortunatamente nel frattempo gli Spandau Ballet incontrano Trevor Horn, un veterano dei produttori discografici, che li consiglia su come rinnovare il sound e l'immagine. Così, con una ritrovata fiducia in se stessi i cinque ragazzi londinesi riescono a sfornare sonorità fresche, nuove e soprattutto molto radiofoniche, ed è proprio in questo momento che arriva il grande successo internazionale. Non a caso, nel 1983 esce “True” , un album la cui title track  – che dura oltre 6 minuti –  riprende un po' le storiche sonorità Jazz, Soul ed R&B dell'etichetta Motown (nel rispetto di un grande come Marvin Gaye), infatti, con True siamo di fronte ad un suono Soul ma che riesce ad essere moderno, innovativo e a plasmarsi con le mode sonore e strumentali degli anni '80. Un album “True”, che anche grazie ad altri singoli di successo come Gold, Lifeline e Communication, raggiunge il primo posto nella classifica britannica e staziona nella Top Ten statunitense.
Con questo disco anche la loro immagine cambia moltissimo, infatti, la band del “Nuovo Romanticismo” rinnova il suo look, con abiti eleganti e facce pulite  – viene quindi messo da parte il make-up – . Proprio da questo momento gli Spandau Ballet cominciano a fare tendenza tra i giovani, che si ispirano al loro modo di vestire e alle loro acconciature.
Con i lavori successivi non riusciranno più ad eguagliare il successo di True, anche se ci regaleranno altre bellissime ed indimenticabili canzoni come I'll fly for you (1984) e Through the barricades (1986); si scioglieranno nel 1989.


SWING OUT SISTER - It's better to travel (Phonogram - Mercury, 1987)
Il trio inglese  – formato da Corinne Drewery alla voce, Andy Connell alle tastiere e Martin Jackson alla batteria –  debutta con questo disco di grande qualità, che si afferma subito nelle classifiche europee e statunitensi, grazie ad un Pop melodico ma al contempo ritmato e accattivante.
Nelle molte hits contenute in questo album, si apprezza l'eleganza di una latente influenza Jazz e la grande freschezza donata da arrangiamenti ariosi di fiati ed archi, ottenuti con il sintetizzatore.
I brani più rappresentativi del disco sono: Breakout, Twilight world, Surrender e Fooled by a smile.


TANITA TIKARAM - Ancient heart (WEA, 1988)
Tanita Tikaram nasce a Munster in Germania, dove suo padre, un ufficiale britannico indiano delle isole Fiji, è stato collocato insieme alla moglie malaysiana. In seguito il padre sarà riassegnato in Gran Bretagna, così all'età di 12 anni Tanita, con la sua famiglia, si trasferisce in Inghilterra. Il senso di isolamento, le difficoltà nell'integrazione in una nuova realtà, spingono Tanita verso la musica, tanto che a 16 anni inizia a scrivere le sue prime canzoni.
Nel 1988 pubblica il suo primo album, Ancient heart, e subito la giovane artista viene salutata come un'eccellente rivelazione della canzone d'autore al femminile.
La sua voce scura, sinuosa e avvolgente dalla tonalità bassa, unita a delle ballate morbide, dà vita a delle canzoni intimistiche, suggestive e carismatiche che magnetizzano l'ascolto. Proprio per questo il mercato di fine anni 80, abituato ad una musica Pop fin troppo briosa, leggera e di facile ascolto, divenuta ormai ripetitiva e copia di se stessa, accoglie con entusiasmo il venticello di novità portato dalla Tikaram.
I brani più rappresentativi di questo album sono Good tradition, For all these years e soprattutto Twist in my sobriety, che nel 1989 conquista le radio italiane e diventa un hit indimenticabile.


TERENCE TRENT D'ARBY - Introducing the Hardline According to Terence Trent D'Arby (CBS, 1987)
Cantante e songwriter di musica R'n'B, Terence Trent D'Arby nasce a New York nel 1962, ma è in Europa che cresce artisticamente e dà inizio alla sua carriera. Infatti, di servizio in Germania con l'esercito degli Stati Uniti, all'inizio degli anni 80 debutta sulla scena musicale tedesca formando il gruppo Funk dei “Touch”.
Successivamente Terence si trasferisce a Londra, dove registra un nastro-demo che gli procura un contratto con la casa discografica CBS.
Nel 1987 è protagonista di un debutto squillante con l'album Introducing the Hardline According to Terence Trent D'Arby, un disco strabiliante che rappresenta un vero e proprio cult musicale degli anni 80, non a caso ottiene un enorme successo di vendite e agguanta i primi posti delle classifiche inglesi e americane. La popolarità di Terence, va alle stelle.
In questo suo primo lavoro discografico, esibisce una vocalità seducente che ricorda i grandi protagonisti Rhythm & Blues del passato, da Sam Cooke a Otis Redding; Terence però rigetta questi paragoni, dato che il suo Rock è imparentato con le diverse sfumature della black music.
I brani più rappresentativi di questo eccezionale album sono: Dance Little Sister, If You Let Me Stay, Wishing Well e Sign Your Name.


THE CRANBERRIES - No Need To Argue (Island, 1994)
Nati nel 1990, nelle vicinanze di Limerick, in Irlanda, su iniziativa di quattro giovanissimi musicisti, i Cranberries non hanno un inizio discografico felice e nonostante l'incoraggiamento della stampa specializzata che ne intuisce il potenziale, faticano a trovare una propria identità espressiva. Nel 1991 pubblicano Uncertain e nel 1992 Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We? album con il quale vengono scoperti negli USA. Dunque quando nel 1994 esce No Need To Argue, la band irlandese guidata dalla suggestiva voce di Dolores O' Riordan (1971) è praticamente sconosciuta sul fronte britannico, ma ben presto con questo ultimo lavoro – pieno di poesia, elegante, ricco di stimoli e azzeccato in ogni particolare – si impongono in tutta Europa. Zombie è la dolente ballata di denuncia contro la guerra che traina l'intero album, uno dei best seller internazionali dell'anno, in equilibrio tra un Pop-Rock tirato e chiaroscuri di derivazione Folk irlandese.


THE POLICE - Reggatta de Blanc (A&M Records, 1979)
Il trio britannico composto da Sting, Andy Summers e Stewart Copeland debutta nel 1978 con l'album Outlandos D'Amour, il quale vede miscelate al suo interno cadenze Reggae con il Rock inglese di quel periodo, un'alchimia questa, che da vita ad una musica originale e magnetica ma al contempo anche di facile ascolto.
Nel 1979 esce Reggatta de Blanc, un disco in cui funziona ancora a meraviglia la formula creativa già usata nel precedente album, così le sonorità fresche, briose, divertite, con la mancanza di una meditazione lunga e minuziosa nel comporre, tipica invece del rock progressivo degli anni 70, conquistano critiche positive e grande successo di pubblico, il quale si innamora di brani come Message in a bottle e Walking on the moon.


THE SMITHS - The Queen Is Dead (Rough Trade, 1986)
Johnny Marr (1963)  – chitarrista ossessionato dalla fresca semplicità del Pop degli anni 60 –  Morrissey (1959)  – poeta-cantante fuori dal tempo, colto e ambiguo ,appassionato del "decadentismo" –  insieme a Andy Rourke al basso e Mike Joyce alla batteria, si incontrano a Manchester nel 1982 e decidono di dare vita agli Smiths.
The Smiths è un nome semplice, anonimo, quasi banale ma al contrario le loro canzoni  – che parlano di solitudine e disagio adolescenziale –  mettono in risalto il contesto sociale in cui nascono, il quale vede le contraddizioni crudeli dell'Inghilterra thatcheriana.
Con loro rinasce il Pop inglese, tanto che spesso vengono citati per l'influenza che hanno tuttora su gran parte delle pop band britanniche; d'altronde non si possono dimenticare e rimangono come pietre miliari della musica Pop - New Wave, i limpidi riff chitarristici di Johnny Marr  – certo influenzati dalle sonorità Sixties dei Velvet Underground e dei Byrds –  e la voce suadente e fascinosa di Morrissey, che insieme regalano un fascino inedito e ipnotico a tante canzoni.
The Queen Is Dead, l'album di cui riportiamo la copertina  – il quarto della loro storia –  è un po' quello della maturità, infatti, nonostante il suono e l'estetica degli Smiths siano ormai codificati, in questo Long-Playing i quattro ragazzi di Manchester perfezionano il loro tratto stilistico in ballate crepuscolari e struggenti come I know it's over, There is a light that never goes out e The boy with the thorn in his side, senza trascurare però la vena polemica che troviamo in The Queen is dead, le schermaglie amorose e letterarie di Cemetry gates, le inedite accelerazioni Rock di Bigmouth strikes again.


THE VERVE - Urban Hymns (Hut Recordings, 1997)
La band dei Verve, proveniente da Wigan in Inghilterra, è costituita da Richard Ashcroft – voce, chitarrista, songwriter e leader del gruppo – Nick McCabe, Simon Jones, Peter Salisbury e Simon Tong.
Nella seconda metà degli anni 90 i Verve hanno contribuito a creare – insieme a gruppi come gli Oasis – quell'ondata musicale, definita Brit-Pop, che in quegli anni ha fatto da colonna sonora all'Inghilterra e all'intera Europa.
La loro musica, chiamata anche Space Rock o Dream Pop, ha origine dalla tradizione della Psichedelia ma si fonde anche con il Funk, il Soul e sinfonici arrangiamenti d'archi.
Il massimo risultato di qualità e orecchiabilità, i Verve lo danno nel 1997 con il loro terzo ed ultimo album, Urban Hymns, infatti, con questo lavoro lanciato dalla sinfonia agrodolce di Bittersweet Symphony la band si ritaglia un posto negli annali del Pop contemporaneo.
Urban Hymns contiene anche altri successi memorabili, come The Drugs Don't Work, Sonnet e Lucky Man, i quali insieme ad altri nove “Inni Urbani”, hanno lasciato un segno indelebile nella musica di fine anni 90, facendo di questo CD un classico da collezione.
All'apice del successo, tra lo stupore dei fan e degli addetti ai lavori, nel 1999 la band si scioglie e Richard Ashcroft intraprende la carriera solista.


TOTO - TOTO IV (COLUMBIA, 1982)
Supergruppo di noti e richiestissimi session men californiani, composto dai fratelli Jeff (1954-1992) e Steve (1957) Porcaro  – rispettivamente percussionista e tastierista –  dal chitarrista Steve Lukather (1957), dal tastierista e cantante David Paich (1954), dal bassista David Hungate e dal vocalist Bobby Kimball (1947) esordiscono nel 1978 con un album “Toto” di impeccabile Pop-Rock da classifica, contenente l'inossidabile Hold the line.
L'album di cui proponiamo la recensione è il quarto della loro carriera e non a caso si chiama proprio Toto IV; pubblicato nel 1982, questo lavoro continua a proporre la loro collaudata formula di grande successo commerciale, cioè un Pop-Rock abbellito da arrangiamenti pregevoli e appena ambrato da venature Hard. Eppure questo non è affatto un disco che si ripete, sarà che qui la suddetta formula trova addirittura un più felice compimento, infatti, il disco contiene singoli memorabili come Rosanna (dedicata da Paich all'attrice Rosanna Arquette, all'epoca fidanzata con Lukather), la suadente Africa che è oggi più che mai un hit mondiale intramontabile, e ancora la romantica ballata I won't hold you back e la sincopata Make believe.
Questo album viene premiato non solo dalle vendite milionarie ma anche con ben sei Grammy Awards; successivamente però Bobby Kimball abbandona il gruppo, finisce così un momento magico per la mitica band che, comunque, negli anni successivi continuerà ad uscire con altri LP.


U2 - The Joshua Tree (Island Records, 1987)
Questo album degli U2, l'ottavo a partire dal 1980, è senza dubbio una pietra miliare del Pop, non solo di quel decennio ma di tutti i tempi. I magnifici quattro  – Paul Hewson detto Bono (1960) alla voce, David Evans detto The Edge (1961) alla chitarra, Adam Clayton al basso e Larry Mullen alla batteria –  hanno realizzato questo disco, capolavoro intimistico e al contempo universale, di concerto con Brian Eno e Daniel Lanois che, oltre ha firmare la produzione, entrano nello spirito e nelle fondamenta del suono del gruppo.
Non c'è una sola nota sbagliata, gli undici brani non fanno una piega e le tre canzoni che aprono il disco (Where the streets have no name, I still haven't found what I'm looking for e With or without you) sono un inizio fulminante, una sequenza che vede la band di Dublino in uno stato di grazia.


Whitney Houston - Whitney Houston (Arista, 1985)
Figlia della cantante Gospel Cissy Houston e cugina di Dionne Warwick, Whitney Houston (1963) debutta con un album che lascia il mondo a bocca aperta, facendo presagire i 100 milioni di dischi che l'artista venderà nel corso della sua carriera.
La toccante Greatest Love Of All  – già di George Benson nel 1977 –  , l'esempio di moderno R'n'B melodico di You Give Good Love  – che ha preceduto le sonorità e lo stile che negli anni '90 sarà poi di Mariah Carey e di altre star R'n'B –, la raffinata Saving All My Love For You e soprattutto la struggente e straordinariamente romantica All At Once sono i migliori esempi del talento, dell'estensione vocale e della sensibilità della giovane Whitney.
Altri tre pezzi melodici sono invece dei riusciti e prestigiosi duetti: Nobody Loves Me Like You Do e Take Good Care Of My Heart cantate con Jermaine Jackson e Hold Me interpretata con Teddy Pendergrass.
Nell'album ci sono poi alcuni brani ritmati in stile Pop-Dance come Thinking About You, Someone For Me e, sopra le altre, How Will I Know, ancora oggi accattivante, energica e trascinante al primo ascolto.

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